L’innalzamento dei mari, spesso negato da certi ambienti politici e causa dell’erosione costiera, sta cancellando la storia di una economia balneare vissuta per oltre un secolo.
La filosofia del “lascia che crolli così lo ricostruiamo” è niente davanti ad un progetto, quello del Parco del Mare, che costerà ai contribuenti ben 24 milioni di euro e che verrà inevitabilmente distrutto dalle onde.
Si dovrebbe pensare prima, ovviamente, a mettere in sicurezza la costa mediante opere di ingegneria marittima, invece di sperperare fiumi di denaro pubblico non per salvare la spiaggia ed i stabilimenti, ma per rimuovere i detriti di ciò che non si è voluto proteggere. Siamo dinnanzi al trionfo della rimozione delle macerie sulla prevenzione, l’affermazione di un’economia dello sperpero che preferisce pagare il conto del disastro piuttosto che investire in un ripascimento serio.

Il Mercato di San Fiorenzo è l’esempio perfetto di questo modello amministrativo volto a raccogliere macerie, generare emergenze sociali e degrado piuttosto che rigenerare il patrimonio.
Era il 30/09/2024, quando l’Associazione presentò un progetto di rigenerazione per il mercato secondo il “REGOLAMENTO SULL’UTILIZZO DEGLI IMMOBILI DI ROMA CAPITALE PER FINALITÀ D’INTERESSE GENERALE”. Ad oggi, nonostante le numerose richieste di revoca della struttura inviate al Patrimonio di Roma, non solo il Municipio X mantiene l’immobile chiuso ed in condizioni fatiscenti, ma la sera l’area si trasforma in un via vai di spacciatori ed attività illecite che mettono a repentaglio l’incolumità dei residenti. La domanda sorge spontanea, a chi conviene questa situazione di degrado?
In accordo con il Patrimonio di Roma l’Associazione aspetterà fino al mese di giugno 2026, dopodichè invierà un esposto per danno erariale.